Il supporto psicologico per i soccorritori nel post emergenza

 L’esperienza con i volontari dell’Associazione

VAB Toscana

 

Qualche mese fa, poco dopo il tragico evento sismico che ha colpito le province di Rieti ed Ascoli Piceno, sono stata contattata da un amico, volontario dell’associazione VAB [1] (di cui sono socio), con la richiesta di organizzare degli incontri rivolti a gruppi di volontari della stessa associazione, intervenuti nei paesi distrutti dal sisma per offrire supporto alla popolazione. L’obiettivo primario era quello di creare uno spazio per i volontari in cui poter condividere l’esperienza vissuta, ponendo l’accento sulle emozioni e le eventuali difficoltà emerse durante e successivamente l’intervento.

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Credo fortemente nell’importanza del supporto psicologico nei confronti di volontari che sono impegnati in queste attività molto complesse (sia dal punto di vista tecnico che psicologico) ed è proprio questo uno dei motivi che mi spinge a svolgere volontariato in un’associazione di psicologia dell’emergenza; pertanto ho accolto volentieri la proposta e insieme abbiamo costruito e dato vita al progetto.

Ho coinvolto in questo percorso una collega che, come me, è impegnata da anni in un’associazione che si occupa di emergenza e dall’unione delle nostre competenze ed esperienze sono nati gli incontri che si tengono a cadenza quindicinale, della durata di due ore circa ciascuno e che coinvolgono le diverse squadre di volontari che si sono susseguite nell’emergenza (due incontri per ogni gruppo).

Nel primo incontro si evidenzia un aspetto molto importante dell’attività cui hanno scelto di dedicarsi volontariamente: una maxiemergenza rappresenta un evento traumatico per la popolazione direttamente colpita, ma allo stesso tempo invade anche la sfera emotiva del soccorritore. Il contesto in cui si opera è caratterizzato da cambiamenti repentini e imprevedibilità, evoca dolore e rischio, mettendo a repentaglio la routine e le strategie di coping. E’ “normale” quindi sperimentare sentimenti di impotenza, inadeguatezza, angoscia, ansia e disperazione.

Seguendo il classico schema delle fasi del debriefing e restando in una posizione di totale ascolto, i volontari condividono con noi gli aspetti pratici ed emotivi legati alla vita nel campo di protezione civile, le difficoltà legate alle prime ore dell’emergenza, i pensieri intrusivi, i sentimenti provati una volta rientrati a casa. I gruppi son formati da persone che provengono da diverse zone della Toscana, di diversa età, sesso e diversi anni di esperienza di volontariato; per qualcuno di loro l’evento del sisma è stato il primo intervento effettuato all’interno dell’associazione.

Oltre ai momenti di confronto e discussione, svolgiamo piccole attività per lavorare sulla consapevolezza delle risorse personali, riflettere sui propri limiti e sulle strategie di coping. Infine ci rendiamo disponibili ad accogliere eventuali richieste di supporto provenienti da casi individuali.
Con il tempo ci stiamo rendendo conto che si sta sviluppando un’attenzione  e sensibilità maggiore nei confronti degli aspetti psicologici del volontario, argomento abbastanza trascurato fino a qualche tempo fa, un po’ a causa della “sindrome del supereroe” che caratterizza diversi volontari, un po’ per “mancanza di tempo”, perché “ci sono cose più importanti cui pensare”. Durante gli incontri infatti è emersa l’importanza di creare la buona abitudine di effettuare momenti di debriefing al termine di ogni intervento, è stata assimilata l’importanza della condivisione di gruppo, per sentirsi costantemente sostenuti, per sapere che non siamo i soli a sentire sentimenti di rabbia, tristezza, frustrazione, sensazione di impotenza e stanchezza.
Inoltre sta emergendo l’esigenza di creare dei percorsi formativi, necessari per la trasmissione di conoscenze su quelle che sono le dinamiche psicologiche che possono verificarsi durante e dopo l’esposizione a contesti di emergenza, per offrire strumenti relazionali per rapportarsi con le vittime di primo livello (ed evitare dinamiche relazionali disfunzionali) e per imparare a riconoscere segnali di rischio per la propria salute.

Questa esperienza mi sta arricchendo molto, non solo da un punto di vista professionale; alla fine di ogni incontro porto a casa la sensazione di aver vissuto ore piacevoli, l’entusiasmo per l’attività di volontariato che percepisco in ogni singola esperienza che ho ascoltato, il calore dei legami che nascono in contesti pregni di angoscia, dolore e…speranza.

[1] L’associazione VAB (Vigilanza Antincendi Boschivi) Toscana fa parte della colonna mobile regionale di protezione civile, insieme ad altre associazioni di volontariato (A.N.P.AS, Misericordie, Croce Rossa)

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